F.J. Haydn: “Le Ultime Sette Parole” in quartetto d’archi


LE ULTIME SETTE PAROLE DEL NOSTRO REDENTORE SULLA CROCE
di F. J. Haydn, versione per quartetto d’archi

Nel 1801, dettando la prefazione per l’edizione Breitkopf della versione oratoriale delle sue “Ultime Sette Parole del Redentore sulla Croce, lo stesso Franz Joseph Haydn ci racconta la nascita di questo capolavoro:

“Circa 15 anni fa un canonico di Cadice mi chiese di scrivere una musica strumentale sulle Sette Parole di Gesù sulla Croce, adatta alle celebrazioni che ogni anno, durante la quaresima, si tenevano nella Cattedrale della sua città. Nel giorno di questa ricorrenza i muri, le finestre e le colonne della chiesa venivano coperte di teli neri e solo una lampada di grandi dimensioni, appesa nel mezzo della navata, illuminava la sacra oscurità.
Ad una determinata ora le porte venivano chiuse e la musica aveva inizio. Dopo un appropriato preludio, il vescovo saliva sul pulpito, pronunciava una delle sette Parole ed esponeva un breve commento; quindi scendeva e si inginocchiava davanti all’altare. La musica riempiva questa pausa. Il vescovo saliva una seconda volta sul pulpito, poi una terza, e così via. E ogni volta l’orchestra riprendeva a suonare alla fine del sermone.”

Haydn si concentra quindi sui passi dei Vangeli che raccontano gli ultimi istanti della vita di Gesù sulla terra e racconta con 7 Adagi, incorniciati da un Introduzione ed un Terremoto conclusivo, tutta l’umanità del Redentore: dal momento di estrema tenerezza nei confronti della Madre (Mulier ecce filius tuus/ Donna, ecco tuo figlio) allo stato di sofferenza fisica e spirituale raccontato dallo straziante “Sitio” (Ho sete), fino alla disperazione di “Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me?” ( Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?) e la speranza di “In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum (Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito). Il ciclo di sette Sonate si conclude con un “Presto con tutta forza” dal vigore impressionante, che rappresenta il terremoto raccontato dai Vangeli e permette all’ascoltatore di scaricare tutta la tensione accumulata nei brani precedenti.

Questo capolavoro, ideato come vera e propria meditazione musicale sulla morte del Redentore, è stato trascritto dallo stesso compositore anche nella versione per quartetto che vi proponiamo. Gli Archimisti hanno già eseguito diverse volte questo programma nel 2010 in occasione dell’Ostensione della Sindone, ed ora ripropongono questo capolavoro della musica sacra e della musica da camera.

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